Perché certe cose non le puoi scegliere. Perché in fondo, per ora, lui è l’unico con cui riesco ad esprimere la mia tenerezza. Con gli altri, sono tutto meno che me stessa. E allora va così, nonostante i suoi ventidue anni e i seicento chilometri. Finché ce n’è.
luglio 28, 2008
giugno 28, 2008
L’uomo delle ciliegie
L’ho incontrato per caso di fronte a scuola. Non lo vedevo da dieci anni. Mi invita a rubare le ciliegie di sera, come quando da ragazzini rubavamo il mais. Ci esco. Tre volte. Carino, simpatico, dolce. Mi riporta indietro di dieci anni, a quello che eravamo e alle mille cose che ci rendevano amici allora. Alla terza volta mi dice che non sente il trasporto che dovrebbe e che sente che non sono la donna adatta a lui. Gli rispondo di affidarsi a Trenitalia, per il trasporto.
Lo preferivo dieci anni fa, quando era il mio migliore amico e non mi prendeva per il culo. E avrei preferito tenermi quel bel ricordo che avevo di lui e di quello che eravamo.
aprile 5, 2008
Ma vai in miniera, va
Diciamo che la mia pseudo relazione è già alla frutta. Lui è una persona intelligente, sensibile, premurosa ed è molto simile a me. Ma ha ventidue anni e vive a seicento chilometri da qui, come dicevo nel precedente post. E’ vero che quando lo vedo sto benissimo con lui: quando lo vedo, però. E capita una volta al mese. Sto di lusso due giorni al mese e poi di merda gli altri ventotto. Poi lui ha un indice di autonomia pari a zero. Studia, non lavora e dipende completamente dai suoi. E i suoi non mi hanno presa per niente bene. Figuriamoci, la quasi trentenne del nord che gli travia il loro bravo ragazzo, studente di medicina con ottimi risultati e pieno di soldi. Sarò una che lo vuole fregare (giuro, l’hanno detto). “Sarò”, perché non sanno manco chi sono. Ieri sera, in piena emergenza amorosa, gli ho chiesto di venire qui, oggi. Una follia a cui ha risposto “i miei non sarebbero d’accordo”. Oh, asilo, io “la mamma non vuole” l’ho detto l’ultima volta almeno quindici anni fa, eh. Non si può fare questa vita, dai. Ma stai lì a succhiare il ciuccio e a farti mantenere fino a trent’anni se ti va, però aria, su, che io avrei bisogno di un uomo. Mi sa che è questione di ore e lo sfanculo.
marzo 13, 2008
Desideri
Ho voglia di innamorarmi. Anzi, non di innamorarmi, che per quello ci metto un attimo (così come ci metto un attimo a disamorarmi). Vorrei vivere una bella storia d’amore, un bel rapporto fatto di complicità, intesa mentale e fisica, sesso, progettini, risate e tenerezza. Una relazione con qualcuno che vada bene, davvero bene, per età, interessi, obiettivi, distanza, tutto. Una rapporto in cui io mi ci possa buttare, a cuor leggero, senza paura, senza avere quel sentore che “c’è qualcosa che non va”. Perché di relazioni dove c’era qualcosa che non andava ne ho già vissute abbastanza e perché il sesso fine a se stesso mi ha stancata, mi fa male, mi svuota. A ‘sto punto potrei scrivere “vorrei invece qualcuno che mi riempia” ma chissà cosa andreste a pensare.
marzo 8, 2008
Accordi
Forse siamo arrivati ad un accordo. Mio marito cercherà una sistemazione e io tornerò a casa mia. Ho paura. Perché non ho un lavoro sicuro e non so se riuscirò a mantenermi. Dove sto lavorando sono assunta fino a giugno e non c’è nessuna certezza su un’eventuale proroga. E se mi lasciano a casa? Se restassi disoccupata per mesi? Sono terrorizzata ma non posso aspettare un lavoro sicuro e lasciare entrambi appesi all’incertezza.
Mi spaventa anche l’idea di tornare in quella casa piena di ricordi, di quello che eravamo, di ciò che volevamo diventare, di progetti inconclusi. Ogni oggetto, perfino i gatti, mi ricorderanno lui e la vita che avevamo insieme. Vorrei colorare le pareti, cambiare la posizione dei mobili, comprare qualcosa di nuovo, finire i lavori lasciati a metà, buttare i gatti. Scherzavo, i gatti no, ma questo post stava diventanto un po’ pesante, no?
Il fatto è che vorrei affrontare questa cosa come un nuovo inizio, non come la fine. Perché una parte di me ha voglia di ricominciare, di tornare a casa e riprendere la propria vita dove l’aveva lasciata. Però c’è tanta nostalgia. E pensare che ho deciso io di lasciarlo.
marzo 1, 2008
Alfaman
Ho sbagliato. Per l’ennesima volta ho creduto che non si sarebbe rivelata la persona sgradevole che è e ho accettato di uscire con lui. Voleva delle spiegazioni sul perché fossi sparita negli ultimi mesi e gliele ho date; gli ho detto che mi ero stancata del suo continuo contraddirmi, criticare me e le persone che frequento, offendermi e sminuirmi, che mi faceva stare male, che mi sentivo a disagio. Ha risposto, e lo cito quasi testualmente, che sono problemi miei, perché io ho dei problemi – problemi che non risolverò andando in analisi – che non ha certo bisogno che io gli dia lo “zuccherino”, ha zuccherini molto più gustosi di me dato che non rientro nei suoi canoni, essendo senza tette e col culo enorme, che non gli serve una come me, una che si è presa il primo che passava per “sistemarsi”, uno che non sapeva nemmeno l’italiano (si riferiva a mio marito, che è urugayano e che tra l’altro non conosce), e che, sempre il marito, è stato con me cinque anni solo perché non aveva nessuno e ora che si è liberaro di me e che si accorge che “becca”, starà sicuramente meglio.
Ha concluso con una citazione: “il mondo si divide in due, quelli che hanno la pistola carica e quelli che hanno la pala. Io ho la pistola carica”. Bene, Alfaman, visto che è carica, usala: sparati.
febbraio 28, 2008
Il fascino della divisa – seconda puntata
Dunque, arriva all’appuntamento. Ha l’Alfa. E ho detto tutto. Ma mica perché l’Alfa in sé abbia qualcosa che non va eh. No, no, è proprio che a me quelli con l’Alfa provocano insoliti conati di vomito. Poi, sarà che in caserma porteranno i tacchi, non so, ma questo a occhio è alto come me. E io sono tutto meno che alta. Andiamo a bere qualcosa e facciamo due chiacchiere. Non beve alcolici, ascolta “di tutto” (cazzo, almeno che musica ascoltare, dico, almeno una misera scelta nella vita, falla), guarda “di tutto” (compresi i film di Boldi e De Sica), non legge, frequenta locali in linea col profumo che porta (Dolce&Gabbana) ed è di destra. L’ultima me l’aspettavo, però c’è destra e destra: lui è un pelo più a destra di Forza Nuova. No, non fa assolutamente per me. Nonostante i miei segnali di “guarda che non te la do”, mi ha ingrugnata in un angolo dell’Alfa e in mezzo secondo avevo lingua e mani ovunque. Io ero un tronco di legno, ma nonostante l’assenza di partecipazione da parte mia, gli ho dovuto spiegare per ben tre volte che non ce n’era, non so se ha capito ma almeno si è disincrostato da me. Gli uomini con l’Alfa non si smentiscono mai.
febbraio 27, 2008
Il fascino della divisa
A me gli sbirri non sono mai piaciuti, ma mai, non ho mai subito il famosissimo fascino della divisa. Oggi mi hanno rubato il portafogli, sono andata dai carabinieri per la denuncia e trovo uno sbirretto carino, giovane, simpatico, romano. Fa lo scemo, le solite battute (non da carabiniere, da uomo). Tatiana ride, lo prende un po’ per il culo, semina feromoni nell’aria e se ne va. E? Dopo trenta minuti chiama in caserma, chiede di lui e gli dice “ma per la cena, devo fare i picchetti fuori dalla caserma o ti lascio il mio numero?”. Sempre la solita: vergogna zero e faccia di merda a quintali. Fra un’ora ci esco. Tatiana, per la prima volta nella vita esce con un uomo in divisa. Come cambiano le cose. Massì, potrei pure divertirmi. Con tutte quelle che farà, domani potrei proporvi cinquanta nuove barzellette sulla categoria.
PS: comunque, premio simpatia allo stronzo che mi ha rubato il portafogli, facendomi perdere tempo e soldi per rifare i documenti e lasciandomi a tempo indeterminato senza bancomat. Senza contare il quadrifogli, impagabile, l’unico che ho trovato in tutta la vita. E poi, se non fosse stato per lui, io ora non starei per uscire con l’uomo della legge. Uff.
febbraio 24, 2008
Incoerenza
Sono incoerente. Ma parecchio incoerente. Ho deciso di lasciare mio marito, dopo varie crisi quattro mesi fa me ne sono andata di casa e ora scopro che è interessato ad un’altra e rosico. Credo sia la solita storia del cappotto: “il cappotto, anche se non lo usi più, resta sempre il tuo cappotto”. Già, e guai a chi te lo tocca. Però non lo metto più. Rimanendo in tema abbigliamento, avete presente quelle cose nell’armadio che non hanno niente che non va ma o sono troppo larghe, o troppo strette, o non si sa con cosa abbinarle ma non sono rovinate e dispiace buttarle via? Restano lì in un angolo, per anni, poi quando si tratta di disfarsene, dispiace sempre un po’. Però, oh, se ‘sto cappotto sta meglio ad un’altra, forse meglio che se lo tenga perché a me non dona per niente.
febbraio 23, 2008
Soddisfazioni
Lo sentivo nell’aria che stavi tornando, un po’ come si sente l’arrivo della pioggia. L’aria cambia odore, il cielo muta di colore. Allo stesso modo, ti sentivo, ti aspettavo. E sei arrivato. Arrogante, deciso e sicuro. Sicuro che non aspettassi che te, sicuro che non ti avrei respinto, sicuro che sarebbe bastata una frase banale, una scusa qualsiasi, un invito buttato lì. Nella tua testa, lo so, ora starai rimuginando sul perché io ti abbia rifiutato. Ti starai arrovellando per cercare di capire quale sia la mia tattica, perché è un gioco, giusto? Un gioco a cui io devo partecipare quando a te va, un gioco in cui tu fai le regole e in cui vinci sempre tu. Tranne nelle ultime partite, eh? Cos’è, la sorte non ti è amica? No, Alfaman, non vinci perché questo non è un gioco, ti rifiuto perché non me ne frega una beata mazza di te e perché ho fatto di te l’uso che dovevo farne, dato che non sei altro che un vibratore con della carne intorno. Quindi stai sereno, è tutto molto più semplice di quanto credi.