Lo sentivo nell’aria che stavi tornando, un po’ come si sente l’arrivo della pioggia. L’aria cambia odore, il cielo muta di colore. Allo stesso modo, ti sentivo, ti aspettavo. E sei arrivato. Arrogante, deciso e sicuro. Sicuro che non aspettassi che te, sicuro che non ti avrei respinto, sicuro che sarebbe bastata una frase banale, una scusa qualsiasi, un invito buttato lì. Nella tua testa, lo so, ora starai rimuginando sul perché io ti abbia rifiutato. Ti starai arrovellando per cercare di capire quale sia la mia tattica, perché è un gioco, giusto? Un gioco a cui io devo partecipare quando a te va, un gioco in cui tu fai le regole e in cui vinci sempre tu. Tranne nelle ultime partite, eh? Cos’è, la sorte non ti è amica? No, Alfaman, non vinci perché questo non è un gioco, ti rifiuto perché non me ne frega una beata mazza di te e perché ho fatto di te l’uso che dovevo farne, dato che non sei altro che un vibratore con della carne intorno. Quindi stai sereno, è tutto molto più semplice di quanto credi.
Febbraio 23, 2008
3 Commenti »
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E brava! S’è preso il suo benservito, e a casa, muto!!
Commento di Sara — Febbraio 24, 2008 @ 9:04 pm
Sinceramente ora penso di poterti leggere in tutta la tua “bellezza” blogghistica. Questi due post li ho letti con la scorrevolezza di 2 bicchieri d’acqua…semplicemente fantastici.
COntinua così!
Commento di marcodesignz — Febbraio 24, 2008 @ 9:41 pm
sara: mutissimo!!!
marco: grazie!!
Commento di tascabile11 — Febbraio 25, 2008 @ 3:01 pm